La rottamazione con fermo amministrativo è, fino a poco tempo fa, stata una delle pratiche più complicate per chi possiede un veicolo fuori uso in Italia. Per anni la presenza di un fermo ha impedito, di fatto, la radiazione dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA) e quindi la demolizione dell'auto. Con l'entrata in vigore della Legge n. 14/2026 (dal 20 febbraio 2026), le cose sono cambiate in modo sostanziale, e in questo articolo vedremo nel dettaglio come funziona oggi la procedura.
Il fermo amministrativo è un provvedimento con cui un ente creditore (Comune, Agenzia delle Entrate-Riscossione, altri enti pubblici) blocca un veicolo per garantirsi il recupero di un debito non pagato, come tasse automobilistiche o multe stradali. Fino all'entrata in vigore della nuova normativa, la regola generale — chiarita anche da una storica circolare ACI del 2009 — era chiara: un veicolo gravato da fermo non poteva essere radiato dal PRA, e di conseguenza non poteva nemmeno essere avviato alla demolizione.
Questo meccanismo, pensato per tutelare il creditore, ha finito negli anni per generare un problema opposto: centinaia di migliaia di veicoli ormai privi di qualsiasi valore economico, spesso abbandonati su suolo pubblico o privato, restavano bloccati senza possibilità di essere smaltiti. Secondo le stime più recenti diffuse dal settore, i veicoli iscritti al PRA con un fermo amministrativo attivo sarebbero diversi milioni, e una parte consistente di questi risulta di fatto abbandonata.

La riforma introduce un principio semplice: se un veicolo è ormai inutilizzabile e privo di valore, il fermo non può più essere un ostacolo alla sua demolizione. Il credito del creditore non viene cancellato, ma si riconosce che non ha più senso "congelare" un rottame.
Nel concreto, la procedura prevede alcuni passaggi fondamentali:
Alcuni aspetti pratici da tenere presenti:
Un caso diverso, meno frequente per chi legge questa guida, è quello dei veicoli abbandonati o non reclamati: qui è l'ente (Comune, Provincia, città metropolitana o ente proprietario della strada) ad attivarsi d'ufficio, attestando l'inutilizzabilità del mezzo e informandone il proprietario. Se non arrivano opposizioni entro sessanta giorni, l'ente può procedere autonomamente con rimozione, demolizione e cancellazione dal PRA.
Nonostante la riforma abbia sbloccato molte situazioni, la procedura resta comunque tecnica e richiede il coinvolgimento di soggetti competenti: il Comune per l'attestazione di inutilizzabilità, la Motorizzazione per gli aspetti relativi al Registro dei veicoli fuori uso, e un centro di autodemolizione autorizzato per la gestione fisica e documentale del veicolo.
Affidarsi a un centro autorizzato significa avere la certezza che ogni passaggio — dalla verifica della posizione del veicolo fino alla cancellazione dai registri — venga gestito nel rispetto della normativa vigente, evitando ritardi o contestazioni successive. Per un quadro normativo aggiornato e ufficiale, è utile consultare la pagina dedicata pubblicata sul sito di ACI, che riporta le indicazioni operative più recenti.
Un'auto con fermo amministrativo può essere rottamata oggi? Sì, dal 20 febbraio 2026 la presenza del fermo non impedisce più la radiazione e la demolizione, a condizione che venga prodotta l'attestazione di inutilizzabilità rilasciata dal Comune.
La rottamazione cancella anche il debito che ha causato il fermo? No. Il debito resta a carico del proprietario; la riforma riguarda solo la possibilità di procedere alla radiazione e alla demolizione del veicolo.
Cosa serve per iniziare la pratica? Occorre l'attestazione di inutilizzabilità del Comune, da allegare alla richiesta di cancellazione dal PRA e dall'ANV, oltre ai documenti ordinari del veicolo.
Se hai un veicolo con fermo amministrativo e non sai come muoverti, il team di Rigotti può guidarti in ogni fase della pratica, dalla verifica della situazione del mezzo alla demolizione conforme alla nuova normativa. Contattaci oggi stesso per una consulenza gratuita: ti aiutiamo a chiudere la pratica in modo semplice, veloce e a norma di legge.
Tutti sanno cosa fare per acquistare un’auto, ma quando arriva il momento di demolire il veicolo, la domanda è sempre e solo una: quali sono i documenti per la rottamazione auto?
Rottamare un’automobile, infatti, non significa solo demolirla, ma anche chiuderne correttamente la posizione amministrativa, ottenere la cancellazione dal PRA e ricevere il certificato di rottamazione. Vediamo, dunque, cosa serve per la rottamazione auto.
Prima di procedere con la rottamazione auto è necessario verificare di avere i seguenti documenti:
In caso di smarrimento di targhe, libretto o certificato di proprietà, è possibile procedere presentando la denuncia di furto o smarrimento.
La rottamazione segue alcuni passaggi ben precisi:
A questo punto, l’auto non solo non è più indicata come appartenente al vecchio proprietario, ma viene anche avviata al riciclo.

Dopo la consegna, l’auto non viene semplicemente “buttata via”. Il veicolo viene smontato e trattato secondo procedure specifiche. Molti materiali, infatti, possono essere recuperati e valorizzati. Tra i principali ricordiamo:
Questo processo contribuisce all’economia circolare, riducendo gli sprechi e rifornendo il mercato con pezzi di ricambio auto usati, oltre a proteggere l’ambiente, evitando dispersioni di sostanze inquinanti.
Anche se si tratta di un’operazione abbastanza semplice, per rottamare un veicolo senza avere problemi è importante evitare alcuni errori, come:
Da notare che, anche se l’auto è in fermo amministrativo, con la Legge n. 14/2026, ora è possibile rottamare l’auto, a patto di fornire l’Attestazione di Inutilizzabilità.
Si può rottamare un’auto senza libretto di circolazione?
No. Se quindi il libretto di circolazione è stato smarrito o rubato, tra i documenti per la rottamazione auto bisogna inserire la denuncia di smarrimento o furto.
Quanto costa rottamare un’auto?
Il costo può variare, ma in linea di massima la rottamazione auto viene tra 70 e 200 euro, anche in considerazione dell’eventuale ricorso al carro attrezzi nel caso di auto non marcianti.
Serve la revisione?
No, un’auto da rottamare non deve necessariamente essere revisionata.
Posso rottamare un’auto non marciante?
Certamente, in caso di veicolo non marciante basta rivolgersi a un operatore autorizzato, che possa organizzarne il trasporto fino al centro demolizioni.
Preparare correttamente i documenti per la rottamazione auto, dunque, rimane lo step decisivo per evitare ritardi e complicazioni. Se devi demolire la tua auto, contattaci: ti aiuteremo a gestire l’intero processo di rottamazione auto, dal ritiro del veicolo alla corretta chiusura della pratica.
Per l’economia circolare, il recupero dell’alluminio rappresenta un esempio concreto di valorizzazione delle risorse, perché permette di trasformare un semplice scarto in una nuova, preziosa materia prima.
E in un contesto in cui sostenibilità ambientale, efficienza produttiva e riduzione dei costi sono fattori determinanti, l’alluminio riciclato assume un ruolo strategico. Per capire meglio questo concetto, però, partiamo dalle basi.
L’alluminio è un metallo non ferroso, cioè non contiene ferro come elemento principale. Per questa ragione è:
Ed è proprio per queste ragioni che viene impiegato in diversi settori, come l’automotive. E sai perchè? Perché l’alluminio permette di realizzare veicoli più leggeri. E un veicolo più leggero consuma meno, produce meno emissioni e soddisfa le esigenze di un mercato sempre più attento alla sostenibilità ambientale.
L’alluminio riciclato viene impiegato con successo anche nell’edilizia, dove viene utilizzato per serramenti, facciate, strutture e finiture grazie alla sua resistenza alla corrosione e alla capacità di durare nel tempo.
Ma non sono solo automotive ed edilizia i settori per cui il recupero dell’alluminio è tanto importante. Questo materiale non ferroso è anche un prezioso alleato per l’industria meccanica, per il comparto degli imballaggi e per la produzione di componenti tecnici e strutturali.
Ed ecco perché il riciclo dell’alluminio è diventato così importante. Se la richiesta di questo metallo cresce, recuperarlo significa ridurre l’estrazione di materie prime, con ricadute estremamente positive sull’ambiente. Ma il recupero dell’alluminio non può essere lasciato al caso.
Il riciclo dell’alluminio è un processo articolato, le cui principali fasi sono:
In questo modo, il recupero dell’alluminio diventa parte integrante dell’economia circolare, contribuendo alla sostenibilità ambientale. Ma nello specifico, quali sono i vantaggi del riciclo dell’alluminio?
Il recupero dell’alluminio offre numerosi vantaggi ambientali ed economici.
In questo scenario, quindi, le aziende specializzate nel riciclo dei metalli svolgono un ruolo centrale, ma è sempre indispensabile affidarsi a operatori competenti nel recupero dell’alluminio, che conoscano procedure e normativa.
Per il riciclo dell’alluminio in Trentino, non esitare e contattaci: offriamo un servizio completo, a partire dal ritiro dell’alluminio direttamente presso la tua sede.
Il FIR, Formulario di Identificazione Rifiuti, è uno dei documenti più importanti nella gestione dei rifiuti aziendali, perché serve a tracciare il percorso del rifiuto dal luogo in cui viene prodotto fino all’impianto di recupero o smaltimento.
Dal 13 febbraio 2026, però, il Fir cambia formato. Il Formulario Identificazione Rifiuti diventa digitale e va compilato attraverso il RENTRI, Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti, nato per digitalizzare i documenti legati alla movimentazione e al trasporto dei rifiuti.
Insomma, il FIR non scompare, ma cambia veste.
Il FIR è il documento che accompagna il trasporto dei rifiuti e indica con precisione diversi dati che attengono al produttore, al trasportatore e al centro di smaltimento. Non è un documento che riguarda i privati, ma per lo più le aziende e gli artigiani che a vario titolo producono rifiuti speciali, sia pericolosi che non.
Ad esempio, la tracciabilità dei rifiuti attiene alle officine meccaniche che smaltiscono oli esausti, alle aziende che devono farsi carico della gestione dei rifiuti industriali, alle fabbriche che producono scarti metallici o alle imprese edili che smaltiscono materiali di risulta.
Nonostante alcuni servizi alla persona, come parrucchieri ed estetiste, possano produrre rifiuti considerati pericolosi per l’ambiente, questi sono esonerati dal produrre il FIR, così come lo sono le aziende agricole con un volume d'affari inferiore a 8.000 euro.

La compilazione del FIR, non può essere lasciata al caso, anche perché in caso di omissioni o errori, la responsabilità viene ripartita in egual modo tra produttore, trasportatore e destinatario.
Le sezioni principali riguardano:
Compilare il FIR richiede la massima attenzione, anche perché, in caso di sviste, si può andare incontro a sanzioni amministrative e contestazioni ambientali. Gli errori più comuni riguardano codici rifiuto non corretti, dati incompleti, firme mancanti o informazioni non aggiornate sul trasportatore e sull’impianto di destinazione.
E adesso veniamo alla novità del 2026. Come abbiamo accennato, dal 13 febbraio 2026, il FIR è diventato digitale, e non più cartaceo, e va quindi compilato attraverso il RENTRI. Per la compilazione, dunque, ci si può avvalere di sistemi gestionali che dialogano con la piattaforma o direttamente online, entrando nel portale.
In ogni caso, in questa prima fase transitoria, per alcuni rifiuti si potrà ancora compilare il FIR cartaceo. È importante sapere, però, che il formato scelto dal produttore determina la modalità di gestione per tutta la filiera. Insomma, se il FIR nasce digitale, anche trasportatore e destinatario dovranno gestirlo digitalmente, mentre se nasce cartaceo, tutta la filiera seguirà il formato cartaceo.
Per capire quale modalità utilizzare, ogni azienda deve quindi valutare diversi aspetti, come la tipologia di rifiuto, il numero di dipendenti e l’eventuale obbligo di iscrizione al RENTRI.
Se hai qualche dubbio o vuoi capire meglio come gestire la parte operativa, contattaci: ti aiuteremo a far luce su una tematica che ha, sì, a che fare con la burocrazia, ma che in fondo attiene solo al nostro senso di responsabilità ambientale.
Quando arriva il momento di sostituire un componente dell’auto, ci si trova sempre di fronte allo stesso dilemma: meglio scegliere ricambi originali o ricambi aftermarket? La verità è che non esiste una risposta univoca, poiché molto dipende dal tipo di intervento, dall’età dell’auto, dal marchio, dal budget disponibile e dal livello di garanzia che si desidera avere.
Ma un primo punto di partenza è certamente conoscere le differenze tra ricambi originali e aftermarket, per valutare quale sia la soluzione migliore per te e il tuo veicolo. Partiamo, dunque, dai ricambi originali auto, valutandone i pro e i contro.
I ricambi originali, conosciuti anche come OEM, Original Equipment Manufacturer, sono componenti prodotti direttamente dalla casa automobilistica oppure da fornitori autorizzati, che nella produzione hanno rispettato alla lettera le indicazioni tecniche del costruttore del veicolo.
Per questa ragione, i principali vantaggi dei ricambi auto originali sono i seguenti:
Esistono però anche alcuni svantaggi:
La buona notizia, però, è che se vuoi risparmiare o se il tuo veicolo è parecchio datato, puoi rivolgerti al mercato dei ricambi aftermarket.
Al contrario dei ricambi originali, i ricambi aftermarket sono componenti auto prodotti da aziende indipendenti, non sempre collegate al produttore del veicolo. Cosa significa? Che i pezzi di ricambi sono certamente compatibili con la tua auto, ma non uguali agli originali.
I vantaggi dei ricambi alternativi sono:
Anche in questo caso, però, è importante valutare alcuni aspetti:
Inoltre, va sempre considerato il fatto che nella maggior parte dei casi montare un ricambio aftermarket può invalidare la garanzia del veicolo, quindi è sempre consigliabile valutare la vera entità dell’eventuale risparmio sull’acquisto del pezzo di ricambio.
Anche se risparmiare può sembrare allettante, il prezzo non deve essere l’unico parametro a cui affidarsi nella scelta tra ricambi originali e ricambi compatibili. È infatti importante valutare il tipo di componente da sostituire, l’età dell’auto, l’uso del veicolo e il livello di sicurezza richiesto.
Ad esempio, per parti strutturali, elettroniche o legate alla sicurezza, i ricambi originali possono essere la soluzione più indicata, mentre per interventi meno critici o su auto più datate, un ricambio aftermarket di buona qualità può rappresentare una valida alternativa.
In ogni caso, è sempre bene valutare qualità, compatibilità, provenienza e affidabilità del fornitore, poiché un prezzo più basso non è sempre sinonimo di risparmio, così come un prezzo più alto non offre necessariamente le prestazioni migliori.
La soluzione ottimale è quindi affidarsi a un interlocutore competente, che possa aiutare nella scelta. Contattaci: operiamo nel settore dei ricambi auto da anni, trattiamo anche pezzi di ricambi auto usati e conosciamo bene sia le tue esigenze che quelle del tuo veicolo.
Rimuovi la batteria scarica e la abbandoni nel cassetto pensando “poi la butto”. O, peggio, la getti direttamente nell’indifferenziata. Ecco, il riciclo delle batterie esauste serve proprio a evitare questi errori.
Le batterie, anche quando non fanno più funzionare telecomandi, giochi, orologi, torce o dispositivi elettronici, non sono rifiuti qualsiasi: in parte perché possono essere pericolose per ambiente e salute, in parte perché il trattamento delle batterie esauste può concretamente contribuire all'economia circolare. Ma partiamo dal principio...
Per batterie esauste si intendono le pile che hanno terminato il loro ciclo di vita. Ma anche se non funzionano più, al loro interno si trovano ancora sostanze e materiali che non devono disperdersi nell’ambiente, poiché una sola batteria può inquinare fino a 10.000 lt di acqua e 10 mc di terreno.
Perché? Perché all’interno delle batterie scariche sono ancora presenti elementi come piombo, mercurio, cadmio e sostanze chimiche tossiche come acido solforico ed elettroliti infiammabili, che possono inquinare acqua e suolo, con ripercussioni gravissime per ambiente e salute.
Per questo il riciclo delle batterie esauste è importante e non va mai sottovalutato. Vediamo, dunque, come funziona il riciclo delle batterie scariche e che tipo di benefici se ne traggono.
La corretta gestione delle batterie esauste inizia dalla raccolta. Le pile scariche ad uso domestico, infatti, non vanno gettate nell’indifferenziata, ma conferite negli appositi contenitori, che sono solitamente presenti nei centri commerciali, nelle isole ecologiche comunali e talvolta nei pressi di tabaccai e rivenditori. Le batterie più grandi, come quelle per auto, devono invece essere smaltite affidandosi agli operatori autorizzati.
Una volta raccolte, le batterie esauste vengono selezionate accuratamente in base alla tipologia e avviate al trattamento, che permette di separare e recuperare materiali utili come metalli, piombo, plastica e altri componenti riutilizzabili.
I vantaggi del riciclo delle batterie esauste sono innegabili:
Ma come smaltire correttamente le batterie esauste?

Oggi, grazie al lavoro di operatori qualificati viene recuperato fino al 95% dei materiali delle batterie al piombo, mentre cresce in modo costante il riciclo di quelle al litio. Infatti, affinché il riciclo delle batterie esauste funzioni davvero, non basta la buona volontà del singolo cittadino: serve una filiera organizzata.
Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il sistema Haiki COBAT, di cui facciamo orgogliosamente parte. È dal lontano 1989 che siamo stati selezionati come partner e da allora abbiamo contribuito ai risultati del consorzio, che ad oggi ha recuperato ben 16 milioni di batterie esauste.
Questo significa che per lo smaltimento e il riciclo di batterie usate in Trentino, puoi contare su di noi, ma soprattutto su un percorso che dalla raccolta al trattamento finale rispetta in egual modo ambiente e normative.
La prossima volta che devi gettare delle batterie usate, dimentica il cestino dell’indifferenziata e contattaci: ti libererai facilmente delle tue batterie scariche e con il riciclo delle batterie esauste contribuirai all’economia circolare e alla tutela del pianeta.