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Recupero-rame-in-trentino

Oggi vi presentiamo una delle attività che svolgiamo nel nostro reparto Recupero Rottami: il #RecuperoRame da #CaviElettrici

Se qualche volta avete provato la fatica di separare la plastica dalla carta per differenziare gli imballaggi provate a pensare quanto difficile possa essere separare il rame dai cavi!

Per poter fare fronte alle ingenti quantità di cavi da recuperare giornalmente servono attrezzature che per mezzo della triturazione riescano a separare il #Pvc dal #Rame.

Il nostro impianto di Trento ci permette di riciclare 15 quintali di cavi al giorno dai quali si riutilizzano sia il rame che il pvc.

Il riciclo del Rame in Europa

Secondo un rapporto del International Copper Study Group (ICSG) pubblicato nel 2012, il 44,8% del rame utilizzato in Europa proviene dal riciclo. Il dato rivela quanto il riciclo sia importante per il nostro fabbisogno di rame.
Questa situazione porta solo benefici: viene incontro alla nostra crescente domanda di metallo (+250% dal 1960), riduce l’impatto ambientale legato alla produzione e allo sfruttamento delle risorse, evita di aumentare il volume di rifiuti nelle discariche, incentiva il riciclo di altri materiali e garantisce la sua disponibilità per le generazioni future.

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Il PVC trova nuovi utilizzi

Riciclo-Pvc-Upcycling-Trentino

“PVC Upcycling” è un progetto pilota finalizzato al recupero delle componenti in PVC di cavi elettrici provenienti dallo smantellamento di impianti elettrici (de-manufacturing) e al loro riciclo in prodotti a basso impatto ambientale (re-manufacturing).

Il progetto riguarda cavi elettrici costituiti principalmente da metalli (rame e alluminio) e PVC, con l’obiettivo di riciclare le frazioni di plastica in potenziali materie prime seconde, macinato e granuli di PVC, e in nuove applicazioni di ingegneria civile.

Sono state studiate due diverse applicazioni: pavimentazioni urbane e malte cementizie rinforzate con compound di PVC proveniente da guaine protettive di cavi elettrici.

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Pochi anni prima dello sviluppo dell’attuale pandemia, durante lo svolgimento di un congresso politico diversi delegati espressero le loro preoccupazioni rispetto ai problemi legati da una parte all’inquinamento, dall’altra alla scarsità di risorse del nostro pianeta per far fronte sia all’incremento demografico sia all’aumento dei consumi per una parte rilevante delle nazioni in sviluppo.

Nessuno fu in grado di proporre una strategia risolutiva anche per l’amara constatazione che presso i popoli del mondo la soluzione di quei problemi non fosse ancora percepita come necessaria per la vita dell’uomo sul nostro pianeta.

Ebbene oggi sembra che finalmente la quasi totalità dell’umanità si sia resa conto, nonostante la pandemia in atto ancora da debellare, della necessità di mantenere abitabile la terra per gli esseri umani.

Le iniziative intraviste come possibili soluzioni al problema stanno cominciando ad essere implementate quasi ovunque, basti pensare ad esempio che lo stato cinese, pur tra i maggiori inquinanti al mondo, oggi è però anche il maggior produttore di auto elettriche, basta ricordarsi che mentre per anni il mondo occidentale non si è preoccupato di individuare e produrre batterie di nuova generazione necessarie per la mobilità sostenibile ma anche per lo stoccaggio dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, oggi finalmente si è dato obbiettivi ambiziosi di ricerca e produzione e l’economia circolare, una volta relegata a poche filiere di prodotti, oggi è ormai un imperativo per tutta la filiera dei beni sia di consumo che strumentali.

Cobat, pioniere da più di trent’anni dell’economia circolare, ha intercettato per tempo la necessità di accompagnare con nuove iniziative le esigenze che per la prima volta si manifestano nella nostra società.

Cobat anticipando i tempi ha compreso per tempo che non bastava più semplicemente ottimizzare i propri processi logistici ed industriali ma che bisognava affrontare i problemi con una filosofia più attenta all’uomo e alla sua cultura per risvegliarne la capacità di diventare attore consapevole di un nuovo sviluppo.

Sono così state create tutta una serie di iniziative destinate ad accompagnare e sostenere tutti coloro che in qualche modo sono impegnati con Cobat nella costruzione di una società in grado di garantire all’intera comunità umana un futuro degno di essere vissuto in un ambiente confortevole.

È un orgoglio per tutti i collaboratori di Cobat essere stati capaci di individuare i nuovi bisogni che uomini e donne devono affrontare nel cercare di realizzare un mondo nuovo, e certamente la capacità dimostrata permetterà alla organizzazione Cobat di essere vincente sui mercati ma soprattutto di essere un compagno affidabile per concretizzare un futuro rispettoso della vita.

Fonte: Cobat.it

700 milioni di euro per comprare veicoli a basse emissioni, siano essi motocicli o autovetture. La piattaforma del Ministero dello Sviluppo Economico è già pronta e operativa e i concessionari hanno già cominciato a inserire le prenotazioni per i contributi, disponibili sul sito ecobonus.mise.gov.it.

I fondi, disponibili dal primo gennaio 2021, sono destinati all’acquisto di veicoli a basse emissioni relativi sia alle categorie dei motocicli L1 e delle auto M1 sia alla nuova categoria dei veicoli commerciali N1. Dal 18 gennaio scorso i concessionari possono accedere alla piattaforma, inserendo le prenotazioni per i veicoli M1, mentre per la categoria L la possibilità di prenotare era attiva già dai giorni precedenti.

I contributi riguardano quelli già previsti dalla Legge di Bilancio 2019 e dai successivi DL Rilancio 2020 e DL Agosto 2020, cui si aggiungono altre risorse stanziate per il fondo automotive con la Legge di Bilancio 2021. Le fasce di emissioni 0-20 g/km e 21-60 g/km sono state rifinanziate con ulteriori 120 milioni di euro per tutto il 2021, che si aggiungono ai 270 milioni già stanziati, per un totale, ad oggi, di 390 milioni di euro.

Inoltre, a queste risorse potranno aggiungersi i residui degli anni precedenti. Il sito del MISE riporta la suddivisione degli incentivi:

•  0-20 g/km: 6.000 euro con rottamazione e 4.000 senza rottamazione;

•  21-60 g/km: 2.500 euro con rottamazione e 1.500 senza rottamazione.

Alle queste due fasce potranno aggiungersi 2.000 euro con rottamazione e 1.000 senza rottamazione fino al 31 dicembre 2021. In questo caso, si prevede anche uno sconto praticato dal venditore pari ad almeno 2.000 euro o 1.000 euro a seconda che sia presente o meno la rottamazione.

Rimodulate le due fasce di emissioni 61-90 g/km e 91-110 g/km: ora si tratta di un’unica fascia 61-135 g/km, in linea con il nuovo ciclo di rilevazione delle emissioni. Tale fascia è finanziata con 250 milioni di euro. Il precedente finanziamento è andato esaurito. La durata dell’incentivo è di sei mesi e sarà possibile usufruirne solo con rottamazione:

•  61-135 g/km: 1500 euro con rottamazione.

Anche in questo caso, all’incentivo si aggiunge uno sconto praticato dal venditore pari ad almeno 2.000 euro.

Per quanto riguarda i veicoli commerciali leggeri N1 e M1 speciali, l’incentivo introdotto è proporzionale alle emissioni e finanziato con 50 milioni di euro.

Fonte: Cobat.it

L’Italia recupera il 69% dei rifiuti speciali, ma i veicoli fuori uso sono un problema. È quello che emerge dall’ultimo Rapporto Rifiuti Speciali dell’Ispra che, quest’anno, giunge alla sua 20° edizione. Il Rapporto 2021 - che esamina oltre 60 indicatori elaborati a livello nazionale, di macroarea geografica e regionale, nonché per attività economica e per tipologia di rifiuto - presenta esclusivamente i dati relativi all’anno 2019 consentendo, così, di avere una fotografia della situazione pre-pandemia. Ecco i dati.

I dati

I primi dati che emergono dal rapporto sono quelli relativi alla quantità di rifiuti speciali prodotti tra il 2018 e il 2019: in linea con la crescita del Pil in Italia, si registra un aumento del 7,3%, cioè di circa 10,5 milioni di tonnellate, nella produzione totale dei rifiuti speciali che sfiora, quindi, la cifra di 154 milioni di tonnellate.  Ben il 45,5%, ovvero quasi la metà di questi rifiuti, sono stati prodotti dal settore delle costruzioni e demolizioni.

Dalla produzione si passa poi alla gestione sul territorio dei rifiuti. In merito alla distribuzione territoriale, il report traccia uno scenario a cui siamo abituati: di oltre 10mila impianti sul nostro territorio, la gran parte sono situati al Nord del Paese, soprattutto in Lombardia, dove sono localizzate 2.180 infrastrutture, il 20,1% del totale nazionale. Numeri che sono dovuti, come logico, alla maggiore presenza degli insediamenti industriali: 88,6 milioni di tonnellate (57,6% del dato complessivo nazionale) sono prodotti in quest’area e oltre la metà degli impianti di gestione operativi si trova al Nord.

Il problema dei veicoli fuori uso

Sempre al Nord è presente la maggior parte degli impianti di autodemolizione dei veicoli fuori uso (635, 44% del totale), attestandosi come l’area geografica in cui vengono gestite le quantità più significative di veicoli, oltre 605 mila tonnellate, mentre 234 mila tonnellate sono trattate al Centro e 453 mila al Sud.

Ma cosa si intende per veicoli fuori uso? A seguito dell’entrata in vigore del D. Lgs. n. 209/2003, con il quale è stata recepita la Direttiva 2000/53/CE, viene considerato veicolo fuori uso sia il veicolo di cui il proprietario si disfi o abbia l’obbligo di disfarsi sia quello destinato alla demolizione, ufficialmente privato delle targhe d’immatricolazione, anche prima della materiale consegna ad un centro di raccolta, nonché quello che risulti in evidente stato di abbandono, anche se giacente in area privata.

Ogni veicolo classificato come “veicolo fuori uso” deve essere destinato allo smaltimento, in questo caso individuato con la pratica della demolizione, che si concretizza in una serie di operazioni di smontaggio, con lo scopo di recuperare i materiali recuperabili e bonificare le parti contaminate.

Come ricorda l’ISPRA, i veicoli a fine vita sono una categoria importante di rifiuti speciali, soggetta a monitoraggio da parte dell’Unione Europea. Una tipologia in continua crescita e che nel 2019 superava il milione e mezzo di tonnellate di rifiuti prodotti. Ed è proprio in questo settore che il nostro Paese è al di sotto di quanto richiesto dall’Europa in termini di recupero totale del veicolo (84,2% a fronte di un target UE del 95%).

La percentuale di recupero registrata (84,2%) evidenzia che l’assenza di impianti di recupero energetico compromette la possibilità del conseguimento del target di recupero complessivo.

Inoltre, il ventesimo rapporto evidenzia come gli impianti di frantumazione, che rappresentano l’ultimo anello della filiera di gestione del veicolo fuori uso, non sono diffusi in maniera capillare sul territorio, ma appaiono concentrati in alcuni contesti territoriali in vicinanza degli impianti industriali di recupero del rottame ferroso e nelle zone in cui il tessuto industriale è più strutturato. Anche in questo caso, l’aerea settentrionale del nostro Paese la fa da padrona: nel 2019 sono risultati operativi sul territorio nazionale 32 impianti, di cui 19 al Nord, 8 al Centro e 5 al Sud.

Come si legge nel rapporto, rispetto agli anni precedenti “si rileva una stabilità dei tassi di recupero di materia che evidenzia una difficoltà del settore a trovare un circuito di valorizzazione per i materiali a minore valore di mercato”. Inoltre, l’individuazione di valide destinazioni di utilizzazione di questi rifiuti, costituisce uno dei maggiori problemi dell’intera filiera.

Link al rapporto: https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2021-dati-di-sintesi

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