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Quando si parla di demolizione auto, automaticamente si pensa alla “morte” del veicolo, alla fine del suo ciclo di vita. Invece, non è affatto così. 

La rottamazione dell’auto, infatti, coincide con l’inizio di un processo virtuoso che recupera e rimette in circolo materiali come acciaio, alluminio, plastica e vetro. Oltre, ovviamente, a permettere il corretto smaltimento di fluidi e batterie.

In altre parole, la demolizione auto è un tassello chiave dell’economia circolare, a patto però che la gestione del riciclo dei componenti auto sia effettuata nel pieno rispetto della normativa vigente. 

Ma come funziona la demolizione auto passo dopo passo? Ecco come, dal 1973, lavoriamo per aiutare i nostri clienti con la rottamazione auto e, al contempo, tutelare l’ambiente. 

Demolizione auto: come funziona step by step 

Sebbene possa sembrare qualcosa di semplice e talvolta affidato al caso, la demolizione auto segue una procedura ben precisa, di cui riportiamo gli step principali

  1. accettazione del veicolo e verifica dei dati - prima di procedere con la rottamazione del veicolo, controlliamo la documentazione del’auto per avviare la pratica in modo corretto;
  2. presa in carico e messa in sicurezza - una volta presa in carico la rottamazione del mezzo, il veicolo viene posto e gestito in un’area idonea, seguendo protocolli che evitano inutili rischi ambientali;
  3. rimozione fluidi e componenti critici - oli, carburanti, liquidi refrigeranti e altri materiali potenzialmente inquinanti vengono estratti e avviati al trattamento;
  4. smontaggio selettivo - in questa fase, si procede al recupero dei materiali dell’auto, con particolare attenzione a quei componenti che possono essere recuperati e destinati al riuso o al ricondizionamento;
  5. separazione dei materiali - una volta smontata l’auto, si procede alla suddivisione dei materiali per avviarli alle rispettive filiere di riciclo;
  6. radiazione e chiusura pratica - la demolizione auto si conclude con la cancellazione del veicolo dal PRA e la consegna del relativo documento al proprietario.

Per smaltire correttamente un mezzo, infatti, è indispensabile rispettare norme e burocrazia, che impone la presentazione di diversi documenti. Vediamo quali sono.

Quali documenti servono per la demolizione auto 

Per una demolizione auto senza intoppi è essenziale presentare la documentazione richiesta. In genere servono:

Talvolta, soprattutto nel caso di auto molto vecchie, può capitare che manchi un documento per la rottamazione. In questi casi, sarà il centro demolizione auto a indicare la strada più corretta per regolarizzare la pratica ed evitare futuri problemi. 

Rottamazione auto come gesto per il pianeta 

Smaltire correttamente l’auto, però, non serve solo a disfarsi del vecchio autoveicolo e mettersi a posto dal punto di vista burocratico. 

Ogni mezzo, infatti, contiene una quantità importante di materiali riciclabili che, attraverso la rottamazione auto, possono essere recuperati, generando i seguenti benefici ambientali:

Devi demolire l’auto? Ci occupiamo da sempre di autodemolizioni a Trento, quindi contattaci. Tu potrai disfarti del tuo veicolo con serenità e noi, che vediamo il potenziale in ogni cosa, faremo in modo che anche il più piccolo componente del tuo mezzo torni ad essere utile.

L’Italia recupera il 69% dei rifiuti speciali, ma i veicoli fuori uso sono un problema. È quello che emerge dall’ultimo Rapporto Rifiuti Speciali dell’Ispra che, quest’anno, giunge alla sua 20° edizione. Il Rapporto 2021 - che esamina oltre 60 indicatori elaborati a livello nazionale, di macroarea geografica e regionale, nonché per attività economica e per tipologia di rifiuto - presenta esclusivamente i dati relativi all’anno 2019 consentendo, così, di avere una fotografia della situazione pre-pandemia. Ecco i dati.

I dati

I primi dati che emergono dal rapporto sono quelli relativi alla quantità di rifiuti speciali prodotti tra il 2018 e il 2019: in linea con la crescita del Pil in Italia, si registra un aumento del 7,3%, cioè di circa 10,5 milioni di tonnellate, nella produzione totale dei rifiuti speciali che sfiora, quindi, la cifra di 154 milioni di tonnellate.  Ben il 45,5%, ovvero quasi la metà di questi rifiuti, sono stati prodotti dal settore delle costruzioni e demolizioni.

Dalla produzione si passa poi alla gestione sul territorio dei rifiuti. In merito alla distribuzione territoriale, il report traccia uno scenario a cui siamo abituati: di oltre 10mila impianti sul nostro territorio, la gran parte sono situati al Nord del Paese, soprattutto in Lombardia, dove sono localizzate 2.180 infrastrutture, il 20,1% del totale nazionale. Numeri che sono dovuti, come logico, alla maggiore presenza degli insediamenti industriali: 88,6 milioni di tonnellate (57,6% del dato complessivo nazionale) sono prodotti in quest’area e oltre la metà degli impianti di gestione operativi si trova al Nord.

Il problema dei veicoli fuori uso

Sempre al Nord è presente la maggior parte degli impianti di autodemolizione dei veicoli fuori uso (635, 44% del totale), attestandosi come l’area geografica in cui vengono gestite le quantità più significative di veicoli, oltre 605 mila tonnellate, mentre 234 mila tonnellate sono trattate al Centro e 453 mila al Sud.

Ma cosa si intende per veicoli fuori uso? A seguito dell’entrata in vigore del D. Lgs. n. 209/2003, con il quale è stata recepita la Direttiva 2000/53/CE, viene considerato veicolo fuori uso sia il veicolo di cui il proprietario si disfi o abbia l’obbligo di disfarsi sia quello destinato alla demolizione, ufficialmente privato delle targhe d’immatricolazione, anche prima della materiale consegna ad un centro di raccolta, nonché quello che risulti in evidente stato di abbandono, anche se giacente in area privata.

Ogni veicolo classificato come “veicolo fuori uso” deve essere destinato allo smaltimento, in questo caso individuato con la pratica della demolizione, che si concretizza in una serie di operazioni di smontaggio, con lo scopo di recuperare i materiali recuperabili e bonificare le parti contaminate.

Come ricorda l’ISPRA, i veicoli a fine vita sono una categoria importante di rifiuti speciali, soggetta a monitoraggio da parte dell’Unione Europea. Una tipologia in continua crescita e che nel 2019 superava il milione e mezzo di tonnellate di rifiuti prodotti. Ed è proprio in questo settore che il nostro Paese è al di sotto di quanto richiesto dall’Europa in termini di recupero totale del veicolo (84,2% a fronte di un target UE del 95%).

La percentuale di recupero registrata (84,2%) evidenzia che l’assenza di impianti di recupero energetico compromette la possibilità del conseguimento del target di recupero complessivo.

Inoltre, il ventesimo rapporto evidenzia come gli impianti di frantumazione, che rappresentano l’ultimo anello della filiera di gestione del veicolo fuori uso, non sono diffusi in maniera capillare sul territorio, ma appaiono concentrati in alcuni contesti territoriali in vicinanza degli impianti industriali di recupero del rottame ferroso e nelle zone in cui il tessuto industriale è più strutturato. Anche in questo caso, l’aerea settentrionale del nostro Paese la fa da padrona: nel 2019 sono risultati operativi sul territorio nazionale 32 impianti, di cui 19 al Nord, 8 al Centro e 5 al Sud.

Come si legge nel rapporto, rispetto agli anni precedenti “si rileva una stabilità dei tassi di recupero di materia che evidenzia una difficoltà del settore a trovare un circuito di valorizzazione per i materiali a minore valore di mercato”. Inoltre, l’individuazione di valide destinazioni di utilizzazione di questi rifiuti, costituisce uno dei maggiori problemi dell’intera filiera.

Link al rapporto: https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2021-dati-di-sintesi

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